Indovinelli - endecasillabi vari

Della serie... quando mi girano gli endecasillabi...

Il gioco è semplice. Leggete qui di seguito cercando di indovinare il personaggio famoso (o i personaggi famosi, o l'elemento, o il concetto, o magari l'oggetto...) prima che la poesia termini. Buon divertimento!

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Ci fai certo una volta a settimana
E poi vi son le infrasettimanali
Non son invero cosa rilassata
Rivolti tutti gli angoli e anche i lati
Ti chiedi per chi suona la campana
E la risposta oh Ernesto già la davi
Ché sempre siamo come quel Gargantua
Che par che ogni qualvolta siamo a Pasqua


Cesare Bartoccioni, 24 maggio 2017
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Scrivevo senza alcun ripensamento
Son tutte quante in istato perfetto
Ne feci tante son più di seicento
Ebbi gran fama poi fui poveretto
Il genio mio durò un soffio di vento
E pure si perdette quel mio archetto
M'al mondo non v'è alcun più decantato
Che un cioccolato pur m'han dedicato


Cesare Bartoccioni, 4 maggio 2017
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Se mi comprendi non sono più quello
Duro fin tanto che resto nell'ombra
Ti siedi forse nel lindo tinello
Cerchi di togliere il velo che adombra
Più son difficile e più sembro bello
E la tua mente del tarlo s'ingombra
Però il mio nome ti dico che rima
Come all'inizio di questa ottavina


Cesare Bartoccioni, 27 aprile 2017
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C'è chi si muove d'un passo alla volta
C'è chi s'inchina un po' a destra e un po' a manca
Chi con gran piglio procede in colonna
Chi fa di tutto per star sempre a galla
In quanto a me non son fante né donna
Nessun m'arresta per quanto s'avanza
Su trentadue lo sapete siam quattro
E del mio ruolo pur sempre mi vanto


Cesare Bartoccioni, 22 aprile 2017
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Mi trovo dice alcun su nella luna
Per altri non si sa dove mi metta
Di certo quando poca è la fortuna
Son io sempre la fonte di disdetta
Se poi mi cerchi al buio o su una duna
Convien che tu lo faccia senza fretta
Per evitarti di passarne tante
Come successe al cavalier d'anglante


Cesare Bartoccioni, 17 aprile 2017
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Due cortigiani una madre e uno zio
La fidanzata col padre e 'l fratello
Chi per inganno ch'infine in duello
Vita perdetti con quel ch'era mio
Non fu né errore né fato o disdetta
Né fu per guerra né per affezione
Ma sol per la trista disposizione
Ch'è nera e fosca e s'appella vendetta
Fui già cantato nel tempo che fu
E recitato da tutti e di più
Ma a quanto pare non sembra poi l'uomo
Atto a capir il valor del perdono
Fui forse principe in terre del nord
Od in Ispagna chissà pensa un po'
Il primo autore mi mise laggiù
Mentre il secondo su nell'Oresund
Beh son famoso più indizi non do
Ma indovinato di certo sarò

Cesare Bartoccioni, 11 aprile 2017
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Fui il fondatore della dinastia
Che al regno diede, beh, cinque sovrani
Dopo la guerra di tale follia
Che decimò dei reali i due rami
Fummo un po' apostati e un po' sanguinari
Ma per fortuna l'eccelsa nipote
Pur non avendo sicuri i natali
Ebbe il cervello qual splendida dote
Fe' la nazione sì forte e sì sana
Sì che l'età fu poi a lei dedicata
Ché poscia d'ella commercio e marina
Con noi per secoli fecero rima
Pure famoso fu certo quel figlio
Che per la voglia di generazione
Tre par di volte c'andò giù con piglio
Nella sua grande degenerazione
In quanto a me il nome mio non abbaglia
Mi si ricorda per quella battaglia
Dove al nemico mancò il palafreno
E alma e corona lasciò sul terreno
Beh risanai le finanze suvvia
Resi efficiente la burocrazia
Pur la cultura fiorì tuttavia
E fondatore fui di dinastia

Cesare Bartoccioni, 6 aprile 2017
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Son certo angelica e linda figura
Da quel speziale per dinde e per donde
Immortalata con tanta premura
Fino da quando mi vide sul ponte
Fuor dai suoi scritti conoscermi è dura
In quell'oblio che noi tutti nasconde
M'ha dedicato le rime più belle
Che m'han portato su fin alle stelle

Cesare Bartoccioni, 3 aprile 2017
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Quando ti prendo non mi puoi fermare
Tutte le cose che avevi da fare
Scendono morbide dentro l'oblio
Quel che rimane non sei tu son io
I tuoi bei piani spostati alla sera
Restano oscura nebbiosa chimera
Quando t'accorgi non li trovi più
È già trascorso quel tempo che fu
Ci son periodi in cui sono più forte
Ma stai tranquillo non sono la morte
Posso esser dolce nel mese d'aprile
Duro d'inverno e d'estate gentile
A volte pure ti vengo a trovare
Nei pomeriggi dopo il tuo pranzare
E tu sgarbato per quanto m'aspetti
Mai che m'accogli con gli occhi tuoi aperti


Cesare Bartoccioni, 2 aprile 2017
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Vengo stanotte non ve lo scordate
Cerco di non farvi troppo dormire
Non dico che vi dovete svegliare
Ma quantomeno mi stiate a sentire
Quelle due mani dovete spostare
Al tempo giusto chi solo ha l'ardire
Poi domattina se state nel letto
Non ite a dire che non ve l'ho detto


Cesare Bartoccioni, 25 marzo 2017
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Beh quella mela di certo l'ho presa
Per quel divieto giocato d'inganno
E pria che 'l sole calasse la sera
Come sapete noi due ce n'andammo
Prima la vita era certo ben quieta
Quindi il signore ci parve un tiranno
Ma or nel tranello voi certo cadrete
Se quel mio nome non dite all'inglese


Cesare Bartoccioni, 24 marzo 2017
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Sono un cattivo voi certo sapete
Non mi nascondo non faccio pretese
E quella maschera che sta sul volto
È sol per quello che m'è stato tolto
Son cavaliere ma dell'altra sponda
Di quella parte racchiusa nell'ombra
Non lo volevo ma son scivolato
Pel grande amore perduto in passato
Sono pilota e son pur spadaccino
Non v'è nessuno che mi tenga testa
Solo un ragazzo può andarci vicino
Con la sua forza potente ed immensa
N'ho combinate di tutti i colori
Per affogare i miei tristi dolori
Ma in fondo al cuore la luce ha trovato
Chi dopotutto m'ha comunque amato


Cesare Bartoccioni, 21 marzo 2017
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Throw me the idol I'll throw you the whip
Dissi mi pare più o meno così
Ebbi in quel tempo una sì grande fama
Che tale frase è più volte citata
Sono un docente di tutto rispetto
Membro stimato da tutto il collegio
E dalla alunna non dico di più
Che sulla palpebra ha scritto I love you
Ma all'occorrenza quei panni li smetto
Di giacca in pelle e cappello mi fregio
E alla ricerca di gioie perdute
Dedico le mie speciali battute
Non vi son santi né vi son sofismi
Né sette occulte e nemmeno nazismi
Che mi potrebbero qui trattenere
Voi lo dovreste senz'altro sapere
Beh che volete ormai ho questa mania
Non so star fermo e se v'è l'occasione
Parto senz'altro per ogni missione
Ché professore son d'archeologia
Il mio cognome è fin troppo comune
Ma già l'indizio v'accenderà il lume
E qual tesoro che fu ritrovato
Certo m'avrete oramai indovinato


Cesare Bartoccioni, 9 marzo 2017
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Molti t'attendon con trepidazione
Altri che arrivi soltanto alla fine
Ch'abbian il tempo per quella lezione
Di fare tutto e poi tutto finire
Alcuni salvi da interrogazione
Altri interrompi nel loro soffrire
Su quel gran tema iniziato in ardire
Le cui parole non voglion venire

Cesare Bartoccioni, 17 febbraio 2017
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B 29 che superfortezza
Mi chiamo come v'è scritto in carlinga
Volo intoccabile con sicurezza
Con novemila cavalli di spinta
Sgancio il mio carico da grande altezza
Con la mia bomba la guerra è già vinta
Fece un macello quel mio little boy
Or chi son io dai su ditelo voi


Cesare Bartoccioni, 21 gennaio 2017
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Io son di Pesaro e già ho detto tutto
Ebbi la fama già prima del lutto
Resta di me quello stile assai nuovo
Ed una pizza condita con l'uovo
Scrissi già tutto nei primi trent'anni
Ed andai in Francia a smaltire gli affanni
Con il mio ritmo frenetico pungo
Ma nei finali beh un po' mi dilungo
Ad ogni modo son stato un portento
Fui il più onorato e gradito del tempo
Che debbo dirvi che più non si sa?
Lo riconobbe persino Stendhal!


Cesare Bartoccioni, 20 gennaio 2017
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Passo i miei giorni sul mio palafreno
Lunga la lancia e piumato il cimiero
Non per donzelle né per belle gesta
Solo mi dedico alla gran ricerca
Fui tra i prescelti di quei cavalieri
Che difendevano il mondo di ieri
Dai crudi barbari rozzi e pagani
Che qui arrivarono dopo i romani
Mi misi tosto per il mio cammino
Con la mia mente nel sommo fattore
Narra la storia che giunsi un mattino
Proprio alla mensa del re pescatore
Lì vidi quella che fu di Longino
E 'l sacro semplice contenitore
Qui la mia traccia per sempre si perse
E la leggenda d'intorno a me s'erse
Chi son io dunque su ditelo inante
Che fui il più puro cavalier errante


Cesare Bartoccioni, 19 gennaio 2017
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Certo saprete che fui lapidato
Precisamente fui bell'e linciato
Quando li misi con tanta sapienza
Di fronte all'oscura lor insipienza
Ero il prescelto con buoni altri sette
Per il servizio alle vedove mense
Ma'l gran successo che n'ebbi per via
Suscitò più d'una sol gelosia
Ebbi pertanto l'onore tra i frati
D'essere il primo dei martirizzati
E che volete ben presto i miei resti
Furono oggetto di scambi e rimesti
Copiosi in numero più che potria
Contarne in tutto la mia anatomia
Poscia'l bel giorno del gran nascimento
In Sion trovai finalmente l'incenso
E la mia fama tutt'ora perdura
In tutto il mondo e lì fuori le mura


Cesare Bartoccioni, 26 dicembre 2016
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Si sta di fronte ai banchi nelle classi
Silenti vuoti e spogli d'ogni cosa
Nel mondo surreale delle prassi
Nel nudo spazio che non ti consola
Mi dedichi quattr'ore del tuo tempo
Che ben dilato sì a mio piacimento
Ed anche se non mi vuoi rispettare
Ti riferisci a me con il plurale
Noi ti teniamo lì incollato al banco
Tu il collo allunghi e speri per incanto
Che quella lunga fila s'assottigli
Di quelli che da te mandano i figli
Noi siamo quelle che ti toccan doppie
Con noi sei come il Papa e i cardinali
Noi ti facciamo sempre una gran corte
E siamo solo noi le generali


Cesare Bartoccioni, 23 dicembre 2016
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Guarda ti sbagli non son francescano
Anche se mai poi la nego una mano
Quando ti serve la benedizione
In quei momenti di forte bisogno
Di debolezza o perfin di sconforto
Puoi passar subito all'ordinazione
Su di me sai che puoi sempre contare
Stando un po' attento a non esagerare
Nel pomeriggio e ben più di mattina
È un'infusione che rima con -ina
Solo soletto oppur accompagnato
Quando m'hai preso ti sei già svegliato


Cesare Bartoccioni, 16 dicembre 2016
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T'ho accarezzato più volte i capelli
Li ho scompigliati con tanta allegria
M'hai ben sentito fin dentro le pelli
Mancò anche poco che ti portai via
Mi volgi il volto nel cruccio e nel pianto
Sì ch'io t'asciughi la lacrima amara
Ti parlo sempre con l'aria che canto
E la mia voce t'è preziosa e cara
A volte esagero lo riconosco
Scoscio distruggo scoperchio e rivolto
Ma senza me poi tu cosa faresti?
Nell'invariabile monotonia
Nel mondo immobile senza magia
Sono sicuro che t'annoieresti

Cesare Bartoccioni, 12 dicembre 2016
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Certo di me tu nemmeno t'accorgi
E il bell'orecchio giammai tu mi porgi
Dici che in fondo la colpa è ben mia
Pensala meglio rifletti suvvia
Io son con te nel tuo tempo che fugge
Ma la sostanza mia spesso ti sfugge
Per apprezzarmi ti devi fermare
Paesaggi immensi la sera osservare
Prenderti l'ora il minuto il secondo
E meditare un momento sul mondo
Ma non parlare ti prego perché
Quando lo fai più di me non ce n'è

Cesare Bartoccioni, 9 dicembre 2016
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È un gran problema se non mi ritrovi
Ti chiedi allora dov'io son finito
Che mi tenevi ben saldo nel dito
Ed or non più in alcun luogo mi scovi
Dal tuo pensiero scappato e partito
Son senza meta né casa né covi
E non importa per quanto ti provi
Par d'ogni donde che sono sparito
Senza di me non v'è trama né ordito
I tuoi congegni non usi né muovi
Ti do un indizio affinché tu mi trovi
Son d'una banda ma non son bandito

Cesare Bartoccioni, 24 novembre 2016
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Sono dei sette io l'unica donna
Sto loro in testa così come in coda
V'è chi con me nei suoi riti s'assomma
E v'è chi invece s'adagia e riposa
Secondo alcuni son quella del sole
Altri mi vedono col mio signore
Tutti d'accordo comunque son ben
Che la trafila finisce con me
Tu pensi sempre di far meco il viaggio
Programmi il luogo lo spazio ed il tempo
E quando credi ormai d'esser contento
T'accorgi infine che sono un miraggio
Conti i tuoi giorni in attesa di me
E quando vengo da te sai che c'è?
Son già finita sfinita e stremata
E la tua festa è già bell'e passata
Di tutti i piani che indomito hai fatto
Nemmeno mezzo l'hai poi messo in atto
Già pensi a come diman riiniziare
Ed in mia attesa riprendi a contare


Cesare Bartoccioni, 13 novembre 2016
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Hai cominciato ad usarmi per gioco
Ho certamente qualcosa da darti
Ed ogni tanto per non annoiarti
Cambio qualcosa non molto ma poco
Per me comunichi col tuo lavoro
Con i tuoi amici e chi vuole ascoltarti
Posso alle volte però tormentarti
Ti chiedi allora s'è tutto ver oro
Turbo la quiete e talvolta il decoro
Ma non riesci mai a abbandonarmi
So che hai pensato anche d'eliminarmi
Che col tuo tempo son certo un po' esoso
Ma infin lasciarmi sarebbe penoso
Quei che ti pesano puoi silenziarli
Quei che ti piacciono pure salvarli
Non son padrone ma servo ti sono
Or chi son io beh che c'è lo si sa
Non son persona l'hai capito già


Cesare Bartoccioni, 11 novembre 2016
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Era vi dico davvero un gran freddo
Quando mi capita quel poveretto
Della mia lana gli diedi metà
Grazie, mi disse, che tempo che fa!
Poco distante me ne trovo un altro
Anche lui messo un po' male in arnese
Glielo do tutto quel ch'era rimasto
Oste che gelo che fa in questo mese
Ecco però che qual benedizione
S'apron le nubi va via l'acquazzone
Scalda ora il sole qual fosse d'estate
E le mie membra son già riscaldate
Non ebbi allora di certo sentore
Ch'avrebbe 'l giorno portato il mio nome
Imperitura io n'ebbi la fama
Di quella ch'alcuni dicon indiana


Cesare Bartoccioni, 10 novembre 2016
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Lo riconosco ho la faccia di carta
Tra i piedi ho i pargoli senza la mamma
M'accusan sempre di tutto e di più
Vedo le stelle e mi vesto di blu
D'ogni mio inghippo io salgo alla grande
Come quell'altro neretto e trionfante
Esco vincente dalla situazione
Pace pel dollaro e per lo zione
Una sol cosa non ho ancor capito
Mi lascia alquanto lo dico spiazzato
Anche se sono senz'altro stranito
Son molto amato e perfin apprezzato
È il gran mistero del popolo stesso
Perché lo ammetto io un po' sono fesso


Cesare Bartoccioni, 9 novembre 2016
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Vissi in totale i miei trentatré anni
Feci gran viaggi tra perigli e affanni
E la parola che meco portai
Tutti accettarono come non mai
Dodici è il numero per la conquista
Qual mia la fama non s'era mai vista
Amalgamai le culture e l'etnie
Illuminai come il sole le vie
Fui certo degno d'origin divina
Che la leggenda mia vi raccontò
La propaganda di me fu sì fina
Che la mia azione ogni cuore toccò
Ogni problema intricato risolsi
Ogni contesa qual nodo io sciolsi
Perché alla fine il mio mondo ideale
Era senz'altro quello universale
Una sol cosa ancor or com'allora
Mi si rimprovera e nessun perdona
D'aver voluto una rossa a me accanto
Ma io di quello senz'altro mi vanto


Cesare Bartoccioni, 8 novembre 2016
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Beh certo non potevi non cantarmi
Tu che sei appen venuto a visitarmi
T'ho preso per la man ormai da tempo
E ho visto ch'omaggiato m'hai già in verso
Un tuffo tra passato e fantasia
Tra genti d'ogni sorta e d'ogni dove
E nulla era inver novo sotto il sole
Che tutto gira intorno all'alchimia
Ma non di quella stolta dei fals'ori
Bensì di ciò ch'abbiam dentro li cori
Al libro quel la vita dedicai
Lo scrissi lo riscrissi e lo limai
Ed or da tutto quel che fu pro bono
È uscito par così un capolavoro
T'attendo nelle sere tra le rime
Ti do il buongiorno tutte le mattine
Quando mi leggi è come stare insieme
Lo stesso sangue corre nelle vene
Annulla la lettura spazio e tempo
Se ami ciò che scrivo son contento


Cesare Bartoccioni, 6 novembre 2016
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Ero senz'altro un brav'uomo di legge
Portai la stella nei luoghi selvaggi
E la mia storia ancor'oggi si legge
Praticamente per tutti i paraggi
Avevo facile è vero il grilletto
Ma non s'andava allor per il sottile
Dovevi estrarre per primo il tuo ferro
Se non volevi esser tu lì a morire
Ebbi l'aiuto dei due miei fratelli
E d'un dottore col piè già di là
Son'or famoso pei tanti duelli
Ma soprattutto per quello al corral


Cesare Bartoccioni, 4 novembre 2016
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Ero da piccolo un tasso che salta
Ma una visione cambiò poi il mio nome
La medicina qual velo m'ammanta
Su quel che dico non fanno questione
Fui io alla testa di bravi guerrieri
Portammo onore sui nostri cimieri
E 'l generale dai gialli capelli
Sul grande corno ci lascò le pelli
Ma le speranze della mia nazione
Furono tosto perdute nel vento
Abbandonai io alla fine il cimento
Finii fenomeno da baraccone
Quando cercarono infin d'arrestarmi
Solo riuscirono ad assassinarmi
Riposo adesso col nome che fu
Là nel mio bello Dakota del Sud


Cesare Bartoccioni, 30 ottobre 2016
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In fin dei conti regnai manco un anno
Ché pel mio regno avrei fatto un gran danno
Volli seguire quei miei sentimenti
Senza curarmi degli emolumenti
Poi mio fratello mi volle sì bene
Da mantenermi tranquillo ed agiato
Là nei Caraibi lontan dalle pene
E sol per me creò fin un ducato
Ebbi l'accuse di frequentazioni
Con nere e brune inquietanti nazioni
Ma più di quelle fu la mia consorte
A dare scandalo a tutta la corte
Finii i miei giorni in esilio alla fine
In quella terra di grandi espatriati
Non poi distante dal nostro confine
E solo in morte fummo rimpatriati


Cesare Bartoccioni, 25 ottobre 2016
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Dei miei doveri ho voluto spogliarmi
M'ai privilegi giammai rinunziarvi
Ho chiesto poi chi tra voi sapea amarmi
Per la più parte del regno sì darvi
Ho dato il massimo a lingua più lesta
Ho dato il resto a chi pure s'è presta
Niente ho lasciato a chi non m'ha adulato
Ed era l'unica che inver m'ha amato
Ero io cieco diceva il buffone
Presto ho scoperto ch'aveva ragione
Era ormai tardi per fermar l'orrore
Di quel mio stupido tragico errore
Ma la mia figlia col ferro francese
Le malsorelle punì per l'affronto
Ai traditori saldò infine il conto
E tornò l'ordine in tutto il paese


Cesare Bartoccioni, 21 ottobre 2016
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Sono un buffone e son pure un giullare
Ho fatto tutti però meditare
Tra due battute e una gran risatina
Ricchi e potenti li ho messi a berlina
Quando partivo con la mia consorte
Tremava il furbo e piangeva la corte
E si capivano i miei strani versi
Se si guardavano bene i miei gesti
Tanto che infine m'han pure premiato
Io che'l linguaggio ai miei vezzi ho piegato
Or chi son io beh l'avrai già capito
Se mi ricordi lo fai col sorriso


Cesare Bartoccioni, 21 ottobre 2016
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Quel falconetto mi die'l benservito
Io che fui l'ultimo de' capitani
Ero fra tutti di certo il più ardito
Con il mio esercito di mercenari
Capii anzitempo la nuova teoria
Di com'usare la cavalleria
E con l'azioni veloci e indefesse
Non v'era armata che mi resistesse
Quando il signor mio finì per morire
Per lutto feci le insegne annerire
E per la tinta di morte e dolore
Or del mio nome fa parte il colore
Fu la mia vita una grande ventura
Che la memoria mi fe' imperitura
Fui in giovinezza una gran testa calda
Ma riscattai quell'onore in battaglia
Fu la mia morte precoce e guerresca
Però la stirpe ch'avea generato
Seppe far grande quel nostro ducato
Sì che ben degna fu delle mie gesta


Cesare Bartoccioni, 21 ottobre 2016
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Per me quei numeri son religione
Ogni mattina pria di colazione
Non dico infatti le mie preghierine
Bensì ripeto inver le tabelline
Per i miei studi su questo e su quello
Dicon or tutti ch'io avea un gran cervello
Ebbi già in vita il riconoscimento
Ma in gioventù fu davvero un tormento
Per frequentare quelle superiori
Dovetti farne di tutti i colori
Dei tanti esami c'ho di formazione
Più di metà son di riparazione
E dell'immane sì gran faticaccia
Molti ricordano sol la linguaccia
Non me la prendo però più di tanto
Sono contento alla fin del mio affanno
Ché io alla scuola non ero capito
Ma in fondo tutto è per me relativo


Cesare Bartoccioni, 17 ottobre 2016
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Solo soletto mi muovo guardingo
Sono intoccabile pur se non vinco
Tra tutti quanti son io il più importante
Ma senza gli altri non duro un istante
Sempre guerreggio sullo stesso campo
Potrà parervi una gran dannazione
Però rinnovo ogni volta l'incanto
E mai ripeto la combinazione
Mando all'inizio la mia fanteria
E qualche volta la cavalleria
La mia regina va sempre abbinata
E pure i vescovi tengon la strada
Loro son quelli che portan bandiera
Lor d'infilata ti prendon la schiera
Se mi vuoi prendere o farmi del male
Quella mia rocca tu devi scalare
E se poi perdo alla fine dell'atto
Resto sì male che divento matto


Cesare Bartoccioni, 15 ottobre 2016
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Di Carlo Magno ero gran paladino
A molti inviso poiché troppo ligio
Tutti al dover sempre li richiamavo
Pel grand'onor di quel fer che portavo
Messo poi in dubbio il mio cavalierato
Andai errabondo finché ritrovato
Ebbi la dolce virginea pulzella
Che del valor mio potea dar favella
Poscia che l'ebbi nel campo condotta
Ché si togliesse da me la gran onta
L'accusator fu con lei nella grotta
E a me rimase l'infame vergogna
Lasciai la scocca a quel giovine baldo
Ed or di me resta un unico canto
Per aiutarvi a dirimer questione
Vi faccio infin una rivelazione
Per quel mio tempo fui sempre presente
Ma al tempo stesso per sempre fui assente


Cesare Bartoccioni, 11 ottobre 2016
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Tu che hai cantato il mio contemporaneo
Dell'altra sponda non già conterraneo
Avrai qualcosa da dir su di me
Che fui com'egli compagno per te?
Venni da voi per salvarmi la destra
E mi giocai su quel mar la sinistra
Tanto che'l luogo del bello navale
Del soprannome m'è ora finale
Vissi ramingo ed infin sequestrato
Finché il riscatto non venne pagato
Dovetti fare perfin l'esattore
Per sollevarmi da tanto squallore
E poiché questo non mi dava onore
Presi la piuma per esser scrittore
Ebbi modesta la fama del tempo
Certo non come quel bravo Guglielmo
Scrissi poesie pastorali e intermezzi
Ma ricordato non son'or per quelli
Bensì per un che si fe' cavaliere
Ed andò errando con le sue chimere


Cesare Bartoccioni, 10 ottobre 2016
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D'ogni maniera mi vuoi esorcizzare
Sai che mai manco io all'appuntamento
Son la sol cosa che non puoi ammazzare
E t'accontenti di farlo col tempo
Coi tuoi stregoni mi provi a incensare
Purificandoti d'ogni lamento
E quell'effigi devi accarezzare
Ché mi confondi con il tuo tormento
Solo un passaggio alla fine ti do
E quel che faccio lo sai è benedetto
Però mi temi per quel che io son
L'hai già cantato l'hai scritto l'hai detto
Ma mi rispetti comunque lo so
Tanto che m'hai riservato un sonetto


Cesare Bartoccioni, 7 ottobre 2016
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Hanno accusato la mia sorellina
D'essere proprio una gran birichina
Però la voce è in realtà esagerata
Frutto d'invidia ché ben maritata
Bella gentile ed assai intelligente
Bene regnò poi finì penitente
In quanto a me feci quasi il colpaccio
Riportai ordine in ogni villaggio
E l'unità che da sempre sognai
Mancò inver poco che la conquistai
Avrei potuto formar la nazione
Con del buon padre la benedizione
Finii però carcerato e fuggiasco
Morendo infin nella terra del basco


Cesare Bartoccioni, 6 ottobre 2016
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Non sono un uomo non sono una donna
Però il mio sesso non è una questione
Sto fra le nubi nessun me ne voglia
Scendo soltanto per ordinazione
Con tanti nomi tra voi mi chiamate
E in ogni luogo son io benedetto
Vi seguo sempre per tutte le strade
Ed in quel caso per voi son perfetto

Cesare Bartoccioni, 5 ottobre 2016
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Diedi valore a chi prima temeva
E sale in zucca per chi nol teneva
Un sentimento a chi dentro era vuoto
Poi col pallone ripresi il mio volo
Parlo col ventre mi sparo le pose
Fingo saperle un po' tutte le cose
Quel che ho concesso comunque si sa
L'ha ricevuto chi l'aveva già


Cesare Bartoccioni, 3 ottobre 2016
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Tutto il paese ho ben risollevato
Con le visioni che ho poi raccontato
Ho ben servito il gentile delfino
E ho ricacciato l'eterno nemico
Ho ben tenuto i soldati a stecchetto
Senza più stupro violenza e saccheggio
Allor perfino la popolazione
Diede una mano per la nostra azione
Furon poi quelli del luogo del vino
Che mi vendettero quale bottino
Fu sì contento chi poi m'acquistò
Da celebrare con un bel falò


Cesare Bartoccioni, 2 ottobre 2016
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Ben più di mille soltanto in Ispagna
Ed in Italia seicentoquaranta
Oltre duecento poi eran le crucche
Ed altrettante tra francesi e turche
Potevo stare felice e contento
Ma l'alterigia mi fe' sopravvento
L'ultima mano chiedetti di troppo
Ed alla cena invitai pure il morto
Costui mi disse sei un bello sfacciato
Ora dannato sei bell'e spacciato

Cesare Bartoccioni, 1 ottobre 2016
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Porto sfortuna se tu mi pronunci
Grande tragedia se non vi rinunci
Già quelle tipe l'avevan predetto
Nessuno nato ti farà dispetto
Vedi quegli alberi poi tu costì
Stai pur tranquillo finché stanno lì
Quindi sicuro del fato mio bello
Scivolai lento in cotanto tranello
Ed ogni mia titubanza alla corte
Fugata fu dalla dolce consorte
Veng'or cantato e perfin musicato
Ma sono e resto per sempre dannato


Cesare Bartoccioni, 1 ottobre 2016
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Tu che hai cantato Vittorio secondo
E anche quell'altro col ventre assai tondo
Par che di me ti sei bell'e scordato
Pure se io tutto il peso ho portato
Io fui pirata e gran filibustiere
Mozzo soldato e persin cambusiere
Con pochi ho tanto lo sai conquistato
Certo gli inglesi m'hann'un po' aiutato
Ho combattuto nemico ed amico
M'hanno cacciato esiliato e ferito
Però alla fine in istorie e nei canti
Sono io solo il più baldo dei baldi


Cesare Bartoccioni, 30 settembre 2016
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Certo che quello mi fa un po' arrabbiare
'Sti endecasillabi vol maneggiare
Non gli ho mandato una maledizione
Sol perché ha fatto di me citazione
Or vi chiedete chi mai io sarò
Beh vedo allor se spiegarlo saprò
Della mia vita non ricordo tanto
Forse non era da farci gran vanto
Però rimembro una bella figliola
Linda stupenda sembrava una rosa
Un gran lavoro a lei io dedicai
Mentre passavo soletto i miei guai
Ho ancora qui proprio sotto la vista
Tutte le trenta tra cui l'era in lista
Or basta su che v'ho troppo già detto
Un par d'indizi perfino v'ho messo


Cesare Bartoccioni, 30 settembre 2016
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Nessun per certo il mio volto conosce
Quello stampato non si sa chi fosse
Poi dei miei scritti sol restano fogli
Eppur la fama mia giammai la togli
Fui favorito dai piani più alti
Sia per i versi sia ben per i canti
Io misi a nudo l'uman debolezze
E nel contempo n'ottenni ricchezze
Rimaneggiai le storielle più antiche
Molte arricchite molt'altre sfoltite
Quindi lasciai la ridente ribalta
Mi ritirai verso gli anni cinquanta
Ma tra quei re cavalieri e grandoni
Veri e reali eran solo i buffoni

Cesare Bartoccioni, 29 settembre 2016
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M'han detto dai prendi su 'sta corona
Già che sei duca ti tocca 'sta soma
Ragazzi miei ben io devo accettare
Se no altrimenti non si fa la pace
Io che vorrei sempre stare nei boschi
Dovrò trattare con tutti 'sti loschi
Ad ogni modo ho già in mente un bel piano
Prima ch'io muoia ben ben li freghiamo
Io son cristiano e son pur gentiluomo
Ma non son santo e rivendico il trono
Neppur son sordo a cotanto dolore
Che com'un grido qui s'ode nel core
Farò un sol regno di tutta 'sta terra
Poi me ne torno alla rosa mia bella

Cesare Bartoccioni, 29 settembre 2016
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(quello che segue è un po' piccante, ma che volete, è stata una precisa richiesta di alcune ammiratrici...)

T'ho titillato ben ben l'ombelico
T'ho stimolato su quel tavolino
Ti sei stupita della mia abbondanza
Eri un'omega, io t'ho reso alfa
Tutti i tuoi sensi tenevi in sordina
Sacrificati nascosti in cantina
Con me sei infine rinata alla vita
T'ho fatto femmina disinibita
Ti sei mostrata con tutto il più bello
Sta bene lascialo pure il cappello
So che di me non puoi più fare a meno
Solo con me il tuo piacere è completo
Com'è che dici son esagerato?
Beh dentro ancora la musica canta
Sei andata via ma non m'hai abbandonato
Tornerai prima che arrivo a cinquanta


Cesare Bartoccioni, 28 settembre 2016
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Di' ma quell'erba t'è poi ricresciuta?
Scusami sai ma l'hai proprio voluta
Prima mi scrivi che m'offri la mano
Poi quando arrivo quei bei tuoi parenti
Mi dicon guarda che ti sei sbagliato
Vattene pure che siam già contenti
Eh no miei cari io tengo l'anello
Vale qual pegno ben più d'un gioiello
E col mio nome, eh sì proprio quello
Volete proprio che faccia un macello?
Sono qui giunto con tutti i soldati
Molti son stanchi e molt'altri malati
Mica li calmo con un contentino
Vogliono donne ricchezze e bottino
Quindi ho distrutto e ben più ho saccheggiato
Ma grazie a me poi Venezia han fondato
Però alla fine qual nera visione
Ebbe di me sol ragione un leone


Cesare Bartoccioni, 28 settembre 2016
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Io sono un conte ma non un vampiro
Ho infine unito ciò ch'era diviso
Vengo scolpito col busto forzuto
Ma riconosco ero alquanto panzuto
Mi sono avvalso del forte cugino
E di quell'altro con quel cappellino
N'ho combinate di tutti i colori
Pur d'ingraziarmi i regali favori
Se fu conquista oppur liberazione
Mai dipanata fu ben la questione
Ad ogni modo quel che adesso c'è
In fin dei conti lo dovete a me

Cesare Bartoccioni, 27 settembre 2016
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M'han calpestato oltre cento cavalli
Senza dolore ero già trapassato
Non per sfregiarmi né farmi dei danni
Sol che non fossi giammai profanato
Eh n'ho passate di cotte e di crude
Già la mia infanzia fu tra le più dure
Ma un vasto impero alla fine ho lasciato
Anche se in fondo non tanto è durato
Ben cinque mari il mio regno toccava
E la mia pace al suo interno regnava
Un piatto d'oro con vergine accanto
Nessun violava ed è questo il mio vanto
La mia moneta era a corso forzoso
E in breve tempo ammassai un bel tesoro
Beh ne dovetti un bel po' io ammazzare
E genie intere perfin sterminare
Ma che volete tali erano i tempi
Non si poteva allor fare altrimenti
Resta la fama di me e mio nipote
E la sua vale precisa un milione


Cesare Bartoccioni, 27 settembre 2016
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Quando l'ho presa era assai sudaticcia
Non mi stupisco era segno di strizza
Eh l'hai avuto lo so lo spaghetto
Tu me l'hai chiesto quind'io te l'ho detto
Beh sì lo so che ho più anni di te
E quel che bevo non è karkadè
Amo le donne la notte e la luna
Che posso farci è la mia di natura
Sono il tuo conte su dammi 'sta mano
Dai su coraggio lo sai che ti amo
Senza di te son più morto che vivo
Dai su facciamolo 'st'aperitivo


Cesare Bartoccioni, 26 settembre 2016
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I miei capelli son lunghi lo so
In sette trecce raccolti li ho
Quando son nato era già tutto chiaro
Beh che volete io son consacrato
Sono confesso un po' vendicativo
Chi mi fa sgarbo non lascio mai vivo
Che sian leoni somari oppur volpi
Squarto sfracello ed incendio i raccolti
M'han dato il nome di piccolo sole
Son conosciuto qui e per ogni dove
Mai m'hanno vinto né sfide né doglie
Però alla fin m'ha fregato mia moglie


Cesare Bartoccioni, 25 settembre 2016
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Beh io lo spingo lo spingo senz'altro
Poi ricomincio dal basso su all'alto
Non ho capito che ho fatto di male
Tra tante storie nessuna mi vale
Qualcuno dice che son stato spia
Raccontan poi di qualc'altra follia
E osato pure in furbizia io avrei
Persin sfidare pensate gli dei
Che poi felice io d'esser quaggiù
L'ha detto infine sol Albert Camus
Comunque dico ripeto non fingo
Dal basso all'alto io sempre lo spingo

Cesare Bartoccioni, 21 settembre 2016
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Siamo partiti con ambi i dioscuri
Abbiamo armato una pentecontera
C'era anche Orfeo e che Ade ci scusi
Se con la lira ci allieta la sera
Eracle poi per non esser da meno
Dalla Tessaglia portò Polifemo
Quindi la figlia del re dell'Arcadia
Venne dal nord con i pargoli d'aria
Pure Laerte eh sì proprio quello
Futuro padre del gran maledetto
Volle far parte del nostro viaggetto
E fummo tutti a riprenderci il vello

Cesare Bartoccioni, 19 settembre 2016
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M'han detto tutti dai vieni al Senato
Non farti attender che ci divertiamo
Non stare sempre a dar retta alla moglie
Abbiam votato siam già la tua corte
Vado senz'altro contento e tranquillo
Oh brava gente c'è anche mio figlio
Paiono tutti felici stasera
M'han preparato chissà una sorpresa
Le mani allargo per dare un saluto
E me le prende per primo il mio Bruto
Ahi che cos'è che alle spalle mi duole
Son ventitré oh mannaggia tu quoque

Cesare Bartoccioni, 17 settembre 2016
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Sono francese ma quasi italiano
Prendo il potere con colpi di mano
Manco un pochino di cavalleria
Ma in fondo vengo dall'artiglieria
Ho ben servito la rivoluzione
In ogni scontro battaglia ed azione
Però alla fine era proprio un mortorio
Con quelle amebe del bel direttorio
Ad ogni modo ho creato un Impero
M'ha sol scornato la bella inglesina
Ma il mio desio qui lo dico e lo nego
È di tornar dalla mia Giuseppina

Cesare Bartoccioni, 17 settembre 2016
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Sono un po' vecchio ma non più di tanto
Navigo ancora senz'alcun affanno
M'hanno cantato rimato e descritto
Ma solo Orfeo alla fin m'ha sconfitto
Porto le genti dal moletto al porto
Basta che paghino il breve passaggio
Che stiano in piedi se poi non v'è spazio
Che io all'indietro nessuno riporto
Non ho pietà per nessuna fallacia
Batto col remo qualunque s'adagia

Cesare Bartoccioni (con la partecipazione di: Dante Alighieri), 17 settembre 2016
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Passo il mio tempo cangiando i miei aspetti
Faccio le pentole senza i coperchi
Sono l'oggetto di proverbi e detti
E chi mi guarda lo fa di sottecchi
Vi fu un bel tempo in cui ero brillante
E la mia luce davvero abbagliante
Or mi contento nel tempo e l'istante
Di poter essere sempre ammaliante
Cerco di cogliere le donne in fallo
Ma sempre una più di me lor sanno
Con l'uomo invece non molto m'affanno
Ei fa da solo già abbastanza danno
Insomma svolgo ogni dì la mia azione
Che non è proprio una benedizione

Cesare Bartoccioni, 17 settembre 2016

10 commenti:

  1. O senti me mio caro bartoccioni
    Le rime aggiusti come bomboloni
    Or te lo faccio io l indovinello
    Po'dimmi se ti pare brutto o bello

    La testa la conservan rinsecchita
    E ancora se la porta n' processione
    Di chi davvero si fini le dita
    Per riportacci i papi d avignone
    Quella donnuccia triste sciabordita
    Non volle lei resta senza padrone
    Loro l'arconte ignoro' la matrice
    E ora l'è d'Europa protettrice

    Misogino fu l altro su' compare
    In piazza lui grande predicatore
    Disse che gran peccato era rubare
    Teneva predicozzi pe' dell ore
    I su paesani poco hanno 'mparato
    Da questo frate gran predicatore
    Quello che di recente hanno rubato
    Pare che lo ripagherà lo stato

    Du ottave lesto ora t'ho sgranato
    La rima era precisa non la tua
    Sono sull' isolotto naufragato
    Senza nemmeno fammela la bua
    Se tu d'endecasillabo ti vanti
    Occhio a dove la metti la prua
    Io son manunta sai di Jago stianti
    In rima n'ho tribbiati di gia tanti

    Or dimmi se indovini i personaggi
    E quale fu ed è la su cittade
    Da cui una parti pe fare viaggi
    Che rovinonno le nostre contrade
    Quell' altro anco venne a firenze
    A dare fiato alla su vena pazza
    Sputo le ignorantissima sentenze
    Se ne fuggi pe non bruciare n' piazza
    E pe scansare bon colpo di mazza.



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    1. Oh Cucuteni tu a nozze m'inviti
      Sempre rispondo a qualunque mi sfidi
      E pur se pria de' tuoi enigmi propormi
      Dovresti ai miei quanto men sottoporti
      Mai rifiutato ho duello né tenzone
      Eccoti quindi la mia soluzione
      La tu' donnuccia triste e sciabordita
      Di certo fu la Santa Caterina
      Misogino non so se fu quell'altro
      Che tanto par al bon Savonarola
      Ma 'l borgo essendo quello del tu' canto
      Al sito tuo v'ho fatto un po' la spola
      Che stando né a Ferrara né a Fiorenza
      Ben d'uopo m'era porvi un po' pazienza
      Ringrazio qui la tua scrivente mano
      Ché adesso lo conosco 'l tuo Brandano
      E la città che del tuo orgoglio è piena
      È facile oramai, la bella Siena
      Dov'io guarda che gran combinazione
      Ristetti un po' nella calda stagione
      Beh caro Cucuteni ti saluto
      Sei bravo interessante e pure arguto
      E quando ancor sei in vena di certamen
      Sai già dove trovarmi, qui son, Amen

      Elimina
  2. L'ultima era di nove se sei curioso vai sull' eretico di Siena dove spesso
    Li ho tribbiati da buon fiorentino dell' isolotto saluti
    Ps il grande maestro burroni da me più volte sfidato a endecasillabo
    Da autentico cacainmano senese ha sempre ringambato , che di'
    Risaluti

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  3. Preciso non ti leggo bartoccioni
    Le rime tu l aggiusti a piacimento
    Che si facendo come tu proponi
    Risulta sminuito il godimento
    Le tre finali caro marchigiano
    Hanno da esse uguali ti rammento
    Fattelo di da un facchino toscano
    Che della rima non fa tradimento
    Mai ne padello una e mi fo vanto
    Della ragione e del sentimento
    Competere non poi col fiorentino
    Che rime bacia lesto ben benino

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  4. Segnati ora è giorno bartoccioni
    La sfida che qui ti vien lanciata
    Secondo di Durante tradizioni
    La deve esser sempre rispettata
    Ti lascio l' vantaggio di partenza
    E pure la question che va trattata
    Che di vantaggi io fo sempre senza
    Ora te l ho buttata io la lenza

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  5. Niente preparazione in diretta e con massimo quindici minuti per rispondere
    COntraddittorio poetico aggancio alla ultima rima lasciata un ottavina alla
    Volta alternate le strofe e chiusura baciata ma le tre ultime uguali sennò
    Son tutti Boni ,ora vo a cena fori ,poi torno e ti pettino con l'erpice fino
    Simpaticamente Roberto Pinzani facchino terzamediuto e terrore dei poeti
    Professionali aka manunta di Jago stianti
    Te lo ho fatta facile la prima ,ora devi essere degno dei tu antichi che anche
    Da voi il. Contrasto poetico era diffuso sicché si parte ,cercasi romagnolo umbro e
    Laziale per divertissi di piu' vai Bartoccioni che meglio dell endecasillabo
    Pe passa' i tempo un c'è né ,a parte la topa.😁

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  6. Ah caro Cucuteni tu la sfida
    Per quel che sento leggo e pure veggio
    L'accetti sol se fatta in ottavina
    Ma tutte l'altre pure le maneggio
    Io molto la rispetto la tua rima
    Ma alla tenzone dico quel ch'è peggio
    Tra tutte le mie cose a cui lavoro
    Mi dedico sol quando mi riposo

    ;-)

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  7. Beh diamo dunque il via a 'sto certamino
    Ma 'l tempo mio ripeto più m'occorre
    E dato che sei un bravo fiorentino
    Ti chiedo il nome di quell'alta torre
    Che s'erge in quella piazza del nemico
    A cui l'assedio no'l poteste porre
    Et ella prende 'l nome qui lo dico
    Di chi sperperò tutto a pane e vino

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  8. Da popol che disprezza l'contadino
    Che vantasi del loro facciatone
    Che di giudizio n ha certo pochino
    Che si fa comandare dal massone
    Or te lo dico pur se son facchino
    E senza un barlume d'istruzione
    Quel popol che si pettina la frangia
    Alla su' torre mise nome mangia

    Su loro il giudizio mio non cangia
    Come li battezzò mastro Durante
    Quel popol che l granaio chiama grangia
    Che di rapine n ha subite tante
    Che guard a ieri e non vede domani
    Si credono giganti ma son nani
    Disse qualcuno popolo di vani

    Due ottave tornato ora da cena con fagiano spettacolo ciao Bartoccioni
    Che prima di spippolare qui n ho spedite artre du e mezzo a i soliti vani
    Su un blogghe vergine dove c era uno che ottonariava senza costrutto
    Saluti e ci si legge

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  9. Boia una era di sette ,con la grappa mi s'è sdoppiata l' ultima

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